Cerved Rating Agency, agenzia di rating europea che fa capo al Gruppo Cerved, il 24 Aprile 2020 ha acquisito il 100% di Integrate s.r.l.

 

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L’innovativa realtà italiana
nel rating di sostenibilità.


Adottiamo un approccio di misurazione dei fattori ESG mediante una metrica proprietaria e standardizzata. Integriamo l’analisi con tecnologie di Intelligenza Artificiale e di Big Data Analytics.

Valori

Siamo convinti che il progresso economico possa coniugarsi con uno sviluppo sostenibile capace di promuovere l’uso responsabile delle risorse ambientali e sociali di questo pianeta.

Le aziende sostenibili registrano un minor rischio operativo nel proprio business, un minor numero di incidenti sul lavoro, un minor numero di conflitti con le comunità e le Autorità, una maggiore valorizzazione del capitale umano e una maggiore soddisfazione dei dipendenti. Tutto questo rende l’impresa più solida nel lungo termine.
Facilitiamo investitori e aziende, che integrano nelle loro strategie di business la protezione dell’ambiente, la dimensione sociale e la buona governance, a valorizzare il loro capitale.

I nostri collaboratori sono coinvolti responsabilmente nell’individuare, valorizzare e diffondere le best practice in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.



Codice Etico Integrate - scarica il documento
Our biggest challenge in this new century is to take an idea that seems abstract – sustainable development – and turn it into a reality for all the world’s people.
Kofi Annan

Servizi

L’offerta di servizi Integrate nasce da una perfetta osmosi tra competenze di analisi ESG e sviluppo di tecnologie innovative per l’ottimizzazione dell’analisi dei dati


Database ESG
Il database ESG si compone di dati pubblicati da società italiane ed estere nei propri bilanci di sostenibilità.
Rating ESG
Il rating ESG elaborato ha come scopo la misurazione dei fattori ESG contenuti nell’informativa non finanziaria delle società.
Green bond rating
Svolgono un ruolo chiave nel finanziare gli investimenti necessari per raggiungere sia gli obiettivi dell'UE per il clima e l'energia 2030 sia di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
ESG screening
Fornisce un supporto a fondi ed intermediari nell’identificazione e selezione di società sulla base dei fattori ESG mediante parametri di sostenibilità definiti dagli investitori.
ESG research
Siamo impegnati nel fare emergere il valore della sostenibilità delle filiere produttive alla base del nostro sistema industriale.
Controversial / Reputational score
Risultanza di una metrica di analisi e misurazione delle controversie e del rischio reputazionale basato su tecnologie proprietarie di big data analytics.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.


Antoine Lavoisier

 

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Servizi

DATABASE ESG

Il database ESG si compone di dati pubblicati da società italiane ed estere nei propri bilanci di sostenibilità. I dati sono sottoposti a normalizzazione e suddivisi in cluster per facilitare l’analisi e il benchmarking.

L’approccio adottato, in linea con gli standard GRI, permette di estrarre e classificare le informazioni grazie all’utilizzo di tecnologie di analisi semantica e business intelligence.

Il database ESG di Integrate è alla base dell’algoritmo di calcolo del rating ESG e delle attività di ricerca tematica su specifici settori industriali. 





RATING ESG

Il rating ESG elaborato ha come scopo la misurazione dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance) contenuti nell’informativa non finanziaria delle società. L’utilizzo di algoritmi basati su indicatori e parametri di sostenibilità consente ad Integrate di fornire al cliente una metrica trasparente, oggettiva e standardizzata delle informazioni pubblicate dagli emittenti.

Gli strumenti di calcolo sono automatizzati su piattaforme IT che utilizzano sistemi cognitivi per l’analisi dei dati in grado di estrarre, correlare dati numerici, concetti ed elementi di analisi testuale. I nostri modelli sono in grado di valorizzare i dati acquisiti e, con ristretti tempi di analisi, elaborare un elevato numero di informazioni mediante l’utilizzo di database relazionali. L’attività è completata dal giudizio dell’analista che, grazie all’expertise acquisito nel settore di riferimento, integra e convalida l’analisi elaborata.

Rating ESG table





GREEN BOND RATING

I green bond svolgono un ruolo chiave nel finanziare gli investimenti necessari per raggiungere sia gli obiettivi dell'UE per il clima e l'energia 2030 sia di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
I green bond sono obbligazioni che si differenziano dalle altre tipologie di emissioni obbligazionarie per l’impegno dell’emittente ad utilizzare esclusivamente i fondi raccolti per finanziare o rifinanziare progetti e attività di tipo «green». Soltanto i progetti in grado di fornire chiari benefici ecologicamente sostenibili possono essere definiti di tipo «green».

In Europa i proventi dei green bond sono prevalentemente utilizzati per finanziare progetti nell'ambito delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, nella mobilità a basse emissioni di carbonio e nelle infrastrutture, nella gestione delle risorse idriche e dei rifiuti, nella tutela della biodiversità, agricoltura e silvicoltura.

Come enfatizzato dai Green Bond Principles, la trasparenza, l'accuratezza e l'integrità delle informazioni divulgate e comunicate dagli emittenti sono elementi essenziali di un corretto processo di emissione.
In tale contesto, Integrate offre un’analisi esterna e indipendente dei progetti finanziati dai green bonds, delle caratteristiche green degli strumenti emessi e delle pratiche di sostenibilità delle società emittenti.

I servizi includono:

  - l’assistenza all’emittente per la verifica dell'allineamento con il framework ICMA e con le linee guida dei      Green Bond Principles

  - l’identificazione ed l’analisi dei KPI per il monitoraggio dei progetti finanziati

  - la valutazione del rating ESG dell'emittente






ESG SCREENING

L’integrazione dei fattori ESG nelle scelte di investimento tradizionali genera valore aggiunto di lungo termine.

L’attività di ESG screening fornisce un supporto a fondi ed intermediari nell’identificazione e selezione di società sulla base dei fattori ESG mediante parametri di sostenibilità definiti dagli investitori.

Tale servizio permette agli investitori di mantenere una diversificazione tradizionale del rischio di portafoglio escludendo società soggette a scandali reputazionali o esposte ad altri rischi specifici.

I rating e la metrica di calcolo ESG elaborati da Integrate supportano gli investitori professionali nell’implementazione di strategie di tipo ESG smart beta per la costruzione di portafogli diversificati, con un profilo di rischio mirato (alta qualità degli utili e minore volatilità) e forti credenziali ESG.





ESG RESEARCH

Siamo impegnati nel fare emergere il valore della sostenibilità e biodiversità delle filiere produttive alla base del nostro sistema industriale.

Grazie alla collaborazione con Associazioni di categoria, enti non profit, centri di ricerca universitaria, svolgiamo attività di ricerca ed analisi dei fattori ESG nelle diverse fasi dei processi produttivi. Effettuiamo analisi settoriali su distretti industriali e analisi di posizionamento competitivo su specifiche tematiche di sostenibilità.





CONTROVERSIAL / REPUTATIONAL SCORE

Lo score è la risultanza di una metrica di analisi e misurazione delle controversie e del rischio reputazionale basato su tecnologie proprietarie di big data analytics. L’esito, completo dell’analisi di rating ESG, grazie all’informativa societaria resa pubblica, consente di:

  - ottenere una panoramica dell'esposizione delle aziende ai rischi ESG

  - identificare le società controverse nel portafoglio di investimento

  - valutare il gap policy-performance dei titoli in portafoglio

  - identificare i fattori chiave che influenzano le prestazioni delle società emittenti

  - identificare le aziende in portafoglio sulla base di criteri di esclusione di settori controversi o secondo       un approccio best in class.

 

 



















Perchè Integrate?

Indipendenza

Assenza di conflitti di interesse con i propri stakeholder

Made in Italy

Forte focus sul mercato domestico, società quotate e PMI

Innovazione

Utilizzo di tecnologie di Intelligenza Artificiale e di analisi Big Data

Metodologia

Metrica trasparente e standardizzata, improntata alla best practice e agli standard di riferimento internazionale.

Qualità

Database standardizzato di informazioni estratte dalle Dichiarazioni non finanziarie pubblicate dagli emittenti

Competenze

Professionalità, integrità ed esperienza nell’analisi ESG

Our knowledge can only be finite, while our ignorance must necessarily be infinite.
Karl Popper

Cos'è un Rating ESG?

Il rating ESG è la misurazione delle iniziative aziendali intraprese per la gestione dei fattori Ambientali, Sociali e di Governance nello svolgimento del proprio business.



I criteri ESG si basano sull’adesione da parte delle aziende ai criteri Global Compact delle Nazioni Unite, della Convezione Internazionale sui Diritti Umani, sulle regole del lavoro, sul rispetto per l’ambiente e sulla lotta alla corruzione.
Tale misurazione adotta un approccio di posizionamento relativo e non assoluto, fornendo una valutazione di quanto integrate siano le pratiche di sostenibilità nella strategia aziendale complessiva.
Per molti investitori è cruciale saper riconoscere e valutare l’impatto ambientale e sociale di una determinata società e quanto ciò corrisponda ai propri principi di investimento responsabile.



Cosa non è un Rating ESG?

  • Il rating ESG NON è una stima di possibili eventi futuri, ma rappresenta una fotografia delle misure adottate ad una determinata data
  • Il rating ESG NON misura soltanto l’impatto ecologico o ambientale di una attività d’impresa
  • Il rating ESG NON è indipendente dal settore in cui la società opera: anche emittenti che operano in settori controversi e più esposti a determinati rischi, se hanno integrato pratiche virtuose possono ottenere risultati estremante positivi in termini di posizionamento relativi alla rispettiva industry.
  • Il rating ESG NON è solo uno screening di casi aziendali controversi, bensì l’analisi a tutto tondo dell’impegno di una determinata società nelle pratiche di sostenibilità aziendale.


L’approccio metodologico del modello di rating di Integrate.

I dati estratti dalle dichiarazioni non finanziarie redatti secondo gli standard internazionali di reporting di riferimento dalle società analizzate vengono caricati nel database proprietario di Integrate ed analizzati tramite l’algoritmo di calcolo che fornisce un punteggio sintetico definito ESGe score che esprime il posizionamento ESG dell’emittente. Il lavoro di analisi qualitativa dei dati non finanziari condotta dagli analisti settoriali integra l’ESGe Score e ne determina l’ESGe Rating.

 

Il modello di Rating ESG di Integrate adotta circa 180 indicatori ESG ripartiti in 4 sezioni Environmental, Social, Governance, Economic Impact. Tali indicatori sono raggruppati in 27 macro-indicatori tematici definiti Key indicators, ciascuno dotato di un peso di ponderazione specifico. L’ESGe Rating viene determinato come media ponderata delle sezioni ESGe e dei relativi macro-indicatori tematici.

L’ESGe KPI Scorecard è una scheda di valutazione rappresentativa del posizionamento competitivo della società rispetto ad alcuni indicatori selezionati. Per ogni indicatore si esprime il valore della società, il valore della mediana del campione e lo score semaforico assunto dalla società rispetto al settore di riferimento.



Fac simile report
Being sustainable means that companies actively pursue goals such as responsible use of natural resources both in their own operations and the operations of their respective clients, as well as respecting social rights in their markets of operation and those markets where their products and services are in use and being accountable to providers of equity and debt capital (EFFAS).

Innovazione

Nel proprio DNA Integrate ha una forte vocazione e componente innovativa perché sfrutta l’intelligenza artificiale con un approccio di tipo step forward: investimenti, acquisizione di dati e competenze sono orientati allo sviluppo interno di soluzioni di frontiera nell’analisi dei dati ESG.


La componente innovativa è espressione di un modello di business e organizzativo improntato sulla capacità di condurre processi decisionali-esecutivi efficienti contando su una notevole agilità operativa.

Il software sviluppato internamente ha una logica di funzionamento di tipo «AI» che, rispetto al software tradizionale basato sulla codifica della conoscenza nel proprio funzionamento, ha alla base l’autoapprendimento e, come output, l’elaborazione di un modello (il database ESG e l’algoritmo di rating). Il modello di software si presenta, quindi, più flessibile ed efficiente di altri sistemi in quanto adotta tecniche cognitive in grado di facilitare il lavoro umano di analisi attraverso processi di identificazione di anomalie, associazioni semantiche, segmentazioni, personalizzazioni.



Il Controversial score di Integrate utilizza una tecnologia proprietaria di Scraping di intelligenza artificiale mediante un sistema di algoritmi che rilevano casi di controversie aziendali con una specifica rilevanza di tipo ESG.


Il processo di scraping AI consente ad Integrate di estrarre notizie di tipo ESG relative ad un’azienda selezionata. Le fasi di ricerca e di estrazione automatica di questi dati avvengono grazie ad un’analisi di diversi quotidiani italiani ed esteri. Una volta che il sistema identifica una notizia rilevante dal punto di vista ambientale, sociale e di governance, il sistema gli assegna in automatico uno score di rilevanza e la archivia in un database.

 

L’algoritmo di intelligenza artificiale di Integrate ha dimostrato un’accuratezza di analisi dell’86-90% dei casi di notizie rilevanti sotto il profilo ESG.

 

Time is really the only capital that any human being has, and the only thing he can’t afford to lose.
Thomas Edison

News

Cerved Rating Agency ha acquisito il 100% di Integrate s.r.l.
24/04/2020
Integrate ottiene la certificazione per i propri servizi ESG
25/10/2019
Integrate al Salone CSR e innovazione sociale
02/10/2019
Le misure della diversità
10/09/2019
UN PRI - Un’opportunità da cogliere
02/05/2019
Climate change: tra paradossi e necessità di agire.
15/03/2019
Life Cycle Assessment: uno strumento anche per le PMI
12/03/2019
Le diversità di genere in posizioni di rilievo in Italia: alcune riflessioni.
08/03/2019
Genesi ed evoluzione dei fattori ESG
09/01/2019
Sostenibilità e protezione del risparmio: Integrate supporta HDI nel lancio ‘Easy Pir’ il primo Piano Individuale di Risparmio con criteri di sostenibilità.
24/12/2018
Integrate, ESG advisor, per il lancio del primo Pir sostenibile in Italia
10/12/2018
Quando mezzo grado conta. Nuovo rapporto sul clima diffuso dall' IPCC delle Nazioni Unite.
10/10/2018
La finanza sostenibile, rotta della sostenibilità al Salone della CSR e dell'innovazione sociale 2018
04/10/2018
Integrate incontra il Salone della CSR e dell'innovazione sociale
24/09/2018
La rinnovata missione della Finanza Sostenibile
29/07/2018
Start up in primo piano: Rossella Sobrero intervista Integrate
28/06/2018
Più di due secoli per colmare il gender gap nel mondo?
01/06/2018
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Cerved Rating Agency ha acquisito il 100% di Integrate s.r.l.

24/04/2020

Cerved Rating Agency ha acquisito il 100% di Integrate s.r.l.

Cerved Rating Agency, agenzia di rating europea che fa capo al Gruppo Cerved, il 24 Aprile 2020 ha acquisito il 100% di Integrate s.r.l.

 

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Integrate ottiene la certificazione per i propri servizi ESG

25/10/2019

Integrate ottiene la certificazione per i propri servizi ESG

I servizi ESG di INTEGRATE hanno ottenuto la certificazione di Bureau Veritas, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica di conformità e certificazione.

 

E' un traguardo molto importante di cui siamo orgogliosi e che testimonia la qualità dei nostri servizi.



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Integrate al Salone CSR e innovazione sociale

02/10/2019

Integrate al Salone CSR e innovazione sociale

Il Salone della CSR e dell'innovazione sociale è occasione di scambio e condivisione di buone prassi. Una contaminazione reale e sostenibile.
Per Integrate hanno partecipato:

- Andrea Cincinnati al seminario "L’importante è rendicontare"

- Chiara Ricci al seminario: "Green supply chain: coinvolgere i fornitori"

 

#dnf #integrate #ESG #ESGrating #supplychain #ESGassessment



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Le misure della diversità

10/09/2019

Le misure della diversità

Integrate ha collaborato alla redazione del quarto numero della rivista DiverCity, magazine europeo di inclusione e innovazione, uscito il 10 settembre 2019, con un articolo intitolato "Le misure della diversità".

L'articolo completo è disponibile a questo link. 



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UN PRI - Un’opportunità da cogliere

02/05/2019

UN PRI - Un’opportunità da cogliere

Una finanza utile e responsabile è sempre più necessaria per lo sviluppo sostenibile: l’adesione al UN PRI è un’opportunità per gli investitori 

I Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UN PRI) sono stati lanciati nell’aprile del 2006 e attualmente contano più di 2.300 firmatari tra investment manager (intermediari finanziari, asset manager), asset owner (fondi pensione, fondazioni, fondi sovrani, assicurazioni) e service provider (società di consulenza, agenzie di rating, index e data provider).
Sviluppati su iniziativa dell’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, sono il frutto di un progetto che ha coinvolto 20 rappresentanti di investitori di 12 paesi, esperti dell’industria finanziaria, organizzazioni intergovernative e la società civile.

Il PRI è il primario e principale promotore degli investimenti responsabili nel mondo e opera per comprendere le implicazioni che i fattori ambientali, sociali e di governo societario (Environmental, Social, Governance - ESG) hanno sugli investimenti e supportare gli investitori firmatari nell’integrazione di tali fattori nelle decisioni di investimento.

La firma del PRI avviene su base volontaria e costituisce un impegno da parte dell’investitore aderente a considerare i fattori ESG come elementi che influenzano la performance dei portafogli di investimento e ad agire in un’ottica di lungo periodo per i propri stakeholder allineando il proprio operato al più ampio interesse della società nel suo complesso. 
Negli ultimi due anni il numero di firmatari del PRI è cresciuto fortemente andando di pari passo con la sempre più ampia diffusione nel mercato di strumenti di investimento responsabili (SRI).

Questa crescita è stata guidata da tre fattori principali:

I. l’iniziativa di alcuni market leader che hanno deciso di porre l’accento sulla necessaria inclusione di elementi non finanziari (ESG) nella valutazione economica degli investimenti (si veda la lettera di Larry Fink, CEO di Blackrock ai CEO delle principali società quotate - Link ) allo scopo di realizzare una crescita sostenibile di lungo periodo;

II. le novità regolamentari provenienti da istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea che stanno indirizzando gli investitori istituzionali ad includere le tematiche ESG nella valutazione di opportunità e rischi, e altresì disegnando il perimetro di definizioni e pratiche entro il quale è possibile qualificarsi come investitori responsabili;

III. l’evoluzione nella sensibilità dei risparmiatori che sta seguendo la trasformazione delle motivazioni di acquisto dei consumatori: le scelte sono guidate sempre più dal profilo di sostenibilità di un prodotto (finanziario o di consumo) e nel caso degli investimenti il trasferimento di ricchezza tra Baby Boomers e Millennials che avverrà nei prossimi anni accelererà questo processo. 

L’adesione al PRI in questo contesto in evoluzione costituisce un’opportunità per gli investitori, asset owner e gli operatori di settore che vogliono essere attivi e responsabili verso tutti gli stakeholder e farsi promotori (e finanziatori) di una crescita economica sostenibile. 
Purtroppo, non sempre a una dichiarazione di adesione a principi sottende una reale integrazione di tale impegno nei processi decisionali e nell’operatività e per gestire ed evitare questo rischio UN PRI proprio quest’anno ha intrapreso un processo di revisione dell’iter di validazione delle adesioni. Attualmente è in corso una fase di consultazione con i firmatari riguardante il “Reporting Framework”, cioè la procedura di disclosure dell’attività che ogni aderente deve effettuare a partire dal secondo anno di adesione (tale reporting nel 1° anno è volontario). 

In questo momento di grande fermento del mercato su questi temi emerge dunque l’esigenza di una grande trasparenza e di una presa di responsabilità strutturata da parte degli operatori affinché sia scongiurato il rischio di iniziative di pura immagine (greenwashing) che lederebbero la credibilità dell’intero sistema.

 



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Climate change: tra paradossi e necessità di agire.

15/03/2019

Climate change: tra paradossi e necessità di agire.

In economia una esternalità si manifesta quando l'attività di produzione o di consumo di un soggetto influenza il benessere di un altro soggetto, senza che quest'ultimo riceva una compensazione (nel caso di esternalità negativa) o paghi un prezzo (nel caso di esternalità positiva) pari al costo o al beneficio sopportato o ricevuto. 

L'esternalità indica dunque l'effetto di un'attività che ricade su soggetti che non hanno avuto alcun ruolo decisionale nell'attività stessa. 

Il climate change rappresenta il più grande market failure che il mondo abbia mai visto. Il climate change è la madre di tutte le esternalità.

Anastasios Xepapadeas, ex presidente della European Association of Environmental and Resource Economists, ci spiega il perché. Prima di tutto per la sua estensione; infatti il climate change è globale sia nella sua origine che nel suo impatto. I suoi effetti possono restare latenti per molti anni ed esplodere all’improvviso in maniera disastrosa e irreversibile. Inoltre, il cambiamento climatico è contraddistinto da un aspetto tanto subdolo quanto contraddittorio, ciò che in inglese viene definito free riding incentives.  La qualità della nostra vita è considerata per eccellenza il “bene pubblico globale”, e per tutelarla si possono mettere in atto azioni concrete, come per esempio la riduzione delle emissioni.  Ma per quanto ci si possa impegnare (a livello personale o nazionale) a ridurre le proprie emissioni non si potrà mai godere in maniera esclusiva dei benefici ottenuti attraverso questo impegno dato che si verrà sempre e comunque colpiti dall’incuria degli altri. Ciò implica che la negligenza di un singolo si ripercuote sul benessere di tutti. 

In proposito è utile citare il caso del cosiddetto paradosso artico, una questione che riguarda una delle aree con un ecosistema dei più complessi e fragili del pianeta. Ci riferiamo alla  discussa Northern Sea Route, la nuova rotta artica che consente di compiere il tragitto fra l’oceano Pacifico e l’Atlantico settentrionale attraversando l’intero artico russo. Questo nuovo passaggio permetterà di risparmiare migliaia di chilometri e interi giorni di navigazione per i carichi provenienti dall’Asia orientale (Cina, Corea del Sud e Giappone) e diretti verso il nord dell’Europa.

La tratta, aperta per la prima volta nel 2007, ha visto nel 2018 il passaggio di 71 navi con numeri destinati a crescere del 40% sino al 2030 e del 100% nel 2050 (rispetto ai dati del 2006) diventando così in prospettiva un’affollata rotta commerciale. 

In questa assurdità c’è chi vede nella Northern Sea Route esclusivamente una fonte di vantaggio data la riduzione del 40% del tempo sull’attuale tratta che attraversa il canale di Suez e la conseguente riduzione dei consumi di carburante per i trasporti.  Eppure, con l’aumento del passaggio delle imbarcazioni aumenterà anche l’inquinamento nell’artico portando a uno scioglimento dei ghiacci ancora più veloce. Paul Wassman, Professore di biologia marina artica, spiega come ‘le piccole ma continue perdite - inevitabili se il traffico nell’artico aumenta - avrebbero un impatto maggiore su questo fragile ecosistema persino rispetto a eventuali grandi ma circoscritte fughe di petrolio legate all’attività estrattiva’.  Ciò nonostante, tutti vogliono garantirsi una fetta dei guadagni che lo scioglimento della calotta polare permette, ma chi ci guadagna davvero dall’apertura di questa nuova tratta? In primis le multinazionali della logistica in primis cinesi, giappone e danesi. 

Inoltre, il controllo di questo vantaggio molto competitivo sarà nelle mani dei russi, i quali dovranno fornire infrastrutture, porti, rompighiaccio e ovviamente si sentiranno in diritto di chiedere un pedaggio. Non a caso, Vladimir Putin, lo scorso marzo, ha definito la Northern Sea Route “la chiave dello sviluppo dell’Artico russo e del lontano Oriente”.

Ovviamente la Duma non ha perso tempo e ha già previsto un disegno di legge secondo cui le uniche navi che potranno attraversare la rotta trasportando carbone, gas e petrolio dovranno essere costruite nei cantieri russi, con l’obiettivo di aumentare il traffico di 10 volte arrivando a 80 milioni di tonnellate l’anno.

Anche la Cina acquisirà una posizione più che privilegiata e c’è chi dice che potrebbe diventare la nuova superpotenza mondiale, mettendo in ombra gli Stati Uniti, che al momento controllano la maggior parte degli scambi internazionali. 

C’è un altro fattore che aumenta il livello di allerta: l’estrazione di idrocarburi.

Sotto la calotta che si sta sciogliendo ci sono innumerevoli riserve di idrocarburi e minerali sempre più richiesti. 

Detto ciò, è quantomeno sconcertante sapere che la Norvegia ha appena concesso il più alto numero di licenze per l’estrazione di idrocarburi da quando, 50 anni fa, scoprendo il petrolio nelle sue acque, ha vissuto enormi prospettive di guadagno. Coerentemente con questa posizione, il forum norvegese per i minerali marini ha annunciato che stanno pianificando un modo per grattare via “in modo sostenibile” queste risorse. 

Per fortuna c’è chi come Martin Sommerkorn, ecologo responsabile della conservazione per l’Artic Program del Wwf, fa notare che ‘non basta alimentare le piattaforme per l’estrazione di idrocarburi con energia idroelettrica’ per definire “sostenibile” l’estrazione degli idrocarburi. 

Virtuoso è l’esempio che ci porta l’Australia dove, una volta scoperto il giacimento di gas naturale Gorgon, il governo ne ha concesso lo sfruttamento solo a patto che fosse sequestrata una quantità di carbonio equivalente a quella estratta. 

Appaiono invece sconcertanti le dichiarazioni del primo ministro della Groenlandia, Alequa Hammond, la quale afferma: ‘in Groenlandia i vantaggi dell’effetto serra sono maggiori degli svantaggi’ sperando di raggiungere l’indipendenza grazie all’estrazione di materie prime. 

L’aumento di attività nell’artico, sia essa la navigazione o l’estrazione di idrocarburi e minerali, rischia di sconvolgere la vita di popolazioni indigene delle terre dell’estremo settentrione come i Sami, le cui attività tradizionali quali la pesca e l’allevamento delle renne, sono sempre più a rischio, seppure silenziosamente. 

L’evolversi di questa situazione porterà a squilibri della temperatura, stravolgimenti del clima, serie minacce per le specie animali a rischio da cui squilibri nella catena alimentare, innalzamento dei mari con relativa inondazione di intere città. 

Soltanto a partire dal 2017 in avanti, l’uragano Irma negli Stati Uniti e nei Caraibi, l’uragano Maria nell’area nord-orientale dei Caraibi, l’uragano Harvey negli Stati Uniti, il terremoto del Chiapas in Messico, le inondazioni monsoniche e le alluvioni in Asia meridionale, il ciclone Debbie in Australia, il terremoto in Indonesia, gli incendi in California, la frane in Colombia, le siccità in Somalia, hanno portato con se scie di morti e devastazioni con danni economici enormi.

Il 17 settembre scorso i satelliti hanno registrato un’estensione massima dei ghiacci artici di 4,6 milioni di chilometri quadrati, oltre il 25% in meno rispetto al periodo tra il 1981 e il 2010. Ciò significa che negli ultimi vent’anni si è sciolta nell’artico un’area 13 volte la Norvegia e siamo solo all’inizio.

Tutti coloro che gioiscono nel vedere l’apertura di una rotta fra quei ghiacci, che sono essenza di un luogo unico, irripetibile e in armonia con l’ecosistema terreste non comprendono come ci troviamo di fronte ad uno stato di emergenza globale.

I cambiamenti climatici vanno contrastati con iniziative concrete ed impegni tangibili di tutti i paesi. 

La cosa più costosa che possiamo fare è quella di non fare nulla. 

Questo bilancio fa dell’azione per il clima una priorità.

Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta divenuto ormai incurabile: il momento di agire sul clima è questo.

(Barak Obama) 



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Life Cycle Assessment: uno strumento anche per le PMI

12/03/2019

Life Cycle Assessment: uno strumento anche per le PMI

LCA è l’acronimo di Life Cycle Assessment, uno strumento di valutazione degli impatti ambientali di un prodotto su tutto il suo ciclo di vita. Nato con l’obiettivo di valutare le performance ambientali di un singolo prodotto, o di fare una comparazione tra beni che hanno la stessa funzione, LCA si basa sulla metodologia ISO 14040, in cui vengono descritte tutte le quattro fasi di attuazione.

I risultati descrivono come il prodotto oggetto di analisi influisca su diverse categorie d’impatto: dal riscaldamento globale, all’assottigliamento dello strato di ozono, dall’acidificazione, al consumo del suolo. Ma dice anche quali fasi della sua vita provocano effetti maggiori sull’ambiente. 

Negli ultimi anni molte aziende quali Levi’s, Barilla, Coca-Cola, Trussardi, Aquafil, considerando LCA un ottimo strumento nell’ottica della sostenibilità, hanno deciso di implementare un’analisi LCA per uno o più prodotti legati alla rispettiva tipologia di business.

 

CENNI STORICI

Negli anni ’60 a causa della nascente preoccupazione per la scarsità delle risorse naturali vengono redatti i primi bilanci energetici e di massa. Solo poi negli anni ’70 verrà compiuta una prima comparazione tra prodotti, in particolare tra contenitori di bevande di diversi materiali (Midwest Research Institute, 1974). Negli anni ’80, con l’affermarsi del problema dei rifiuti solidi, si inizia a ritenere che un’analisi LCA possa rispondere alla problematica dello sfruttamento delle risorse e delle emissioni in ambiente. E così che negli anni ’90, si avvia un processo di standardizzazione con la pubblicazione di manuali di diversi gruppi di ricerca, fino alla pubblicazione delle prime ISO 14040 nel 1997.

 

PERCHÉ ADOTTARE UNA LIFE CYCLE ASSESSMENT

I motivi per cui si decide di implementare un’analisi LCA nella propria azienda sono essenzialmente due: la valutazione delle performance ambientali di un singolo prodotto e la comparazione di due o più prodotti aventi la stessa funzione.

Nel primo caso i vantaggi sono molteplici e si possono ricondurre ai seguenti:

      - Risparmio. L’analisi evidenzia le fasi del ciclo di vita che utilizzano più risorse (materia ed energia) e producono più rifiuti ed emissioni. Una volta ottenute queste informazioni l’azienda può realizzare delle azioni di miglioramento con un conseguente vantaggio economico. 

      - Valorizzazione. Secondo alcuni sondaggi, il 72% degli italiani si dicono interessati alla sostenibilità e l’85% ritiene che i prodotti eco sostenibili siano innovativi e di qualità superiore (indagine IPSOS, 2018).  Un’analisi LCA rientra tra le azioni che un’azienda può intraprendere per migliorare la sua immagine dal punto di vista ambientale. 

      - Comunicazione.  I clienti finali e intermedi vogliono sempre di più essere informati sulle performance ambientali dei prodotti che acquistano basandosi su valutazioni scientifiche. Inoltre, i risultati dell’analisi LCA possono essere rappresentati graficamente consentendone una facile lettura.

      - Innovazione. L’analisi LCA permette di sviluppare nuovi prodotti con ottime prestazioni di sostenibilità sin dalla fase di progettazione così da sapere subito in quale direzione andare, risparmiando tempo e denaro. 

      - Strategia. I dati risultanti da un’analisi sul ciclo di vita possono essere utili in caso di scelte decisionali strategiche nella propria azienda.

      - Sistema informativo. Monitorare consumi ed emissioni può essere un valido supporto per i sistemi di gestione all’interno dell’azienda.

      - Certificazione. Lo strumento LCA è fondamentale  per ottenere la Dichiarazione Ambientale di prodotto (https://www.environdec.com/), l’Ecolabel (http://www.isprambiente.gov.it/it/certificazioni/ecolabel-ue) o le più recenti PEF (Product Environmental Footprint, http://ec.europa.eu/environment/eussd/smgp/index.htm) e “Made Green in Italy” (https://www.minambiente.it/pagina/made-green-italy).

 

Un ulteriore aspetto degno di nota è la possibilità di intervenire anche sulle fasi “a valle” del processo: uso e fine vita. In alcuni casi, gli impatti ambientali in tali fasi sono rilevanti. 

Una LCA permette di poter lavorare su aspetti del prodotto quali la durabilità, la facilità di smaltimento, la riciclabilità, la facilità di sostituzione dei pezzi, ecc.., tutti aspetti che peraltro rientrano nel sempre acceso dibattito sulla sostenibilità.  

Per quanto riguarda la comparazione di due o più prodotti, la Life Cycle Assessment permette di analizzare quale tipo di prodotto o soluzione o tecnologica o materiale sia più ambientalmente sostenibile. Pensiamo, ad esempio, ad un’azienda che voglia scegliere quale sia il tipo di packaging migliore, o voglia sapere come si posiziona il proprio prodotto rispetto ad altri con la stessa funzione. 

Negli ultimi anni, per venire incontro alle PMI che potrebbero trovare difficile un’analisi completa è stata sviluppata la cosiddetta LCA “semplificata” che individua gli aspetti ambientali più significativi dell’intero ciclo di vita del prodotto, fornendo quindi alle PMI un supporto per l'adozione degli standard ISO 14040 utilizzando operazioni semplificate, fondate sempre su basi scientifiche.

Naturalmente, lo strumento semplificato non permette di ottenere una certificazione, ma consente comunque, di tagliare i costi e i tempi di implementazione, di avere una fotografia degli impatti e del consumo di risorse, identificando nuove opportunità di miglioramento. Inoltre, consente di organizzare i dati all’interno dell’azienda e di migliorare la comunicazione ambientale, implementando uno strumento innovativo.

 

Si parla spesso di competitività delle imprese e di capacità di innovazione di prodotto. Siamo convinti che l’innovazione possa passare per lo sviluppo di cicli produttivi sostenibili in grado di migliorare le performance ambientali dei prodotti realizzati. Un prodotto sottoposto ad LCA può senza dubbio favorirne il successo migliorando il valore del marchio ed il suo posizionamento competitivo. 

 



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Le diversità di genere in posizioni di rilievo in Italia: alcune riflessioni.

08/03/2019

Le diversità di genere in posizioni di rilievo in Italia: alcune riflessioni.

La disparità di genere ha molte forme, perché dipende dalla struttura economico-sociale nella quale la persona è inserita e dal sistema-cultura dove si inserisce il gruppo di appartenenza. Quando si parla di gender inequality ci si riferisce ad una situazione in cui la donna è svantaggiata rispetto all’uomo a parità di condizioni. Questo divario può assumere diverse forme: barriere in entrata nel mercato del lavoro, prospettive di carriera inferiori, differenze salariali e un maggiore carico di lavoro domestico. In tale contesto, diversi paesi hanno deciso di intervenire con delle politiche ad hoc. In alcuni casi, hanno promulgato leggi che promuovessero la presenza femminile nel mercato del lavoro. Ma non solo, sono state emanate normative per l’inclusione delle donne nei Consigli di Amministrazione (CdA), come meglio approfondiremo in seguitoTuttavia, ancor oggi il problema della disparità di genere nei luoghi di lavoro e della remunerazione permane e si connota come trasversale a diversi paesi industrializzati. Nello specifico, in Italia superato il problema dell’accesso all’istruzione delle donne che vede percentuali di successo nei percorsi di studio superiori alla controparte maschile, una volta conseguita la laurea solo il 59,2% di donne riesce a trovare un lavoro contro il 64,8% per gli uomini. Oltre a non accedere al mondo del lavoro, si è notato che le posizioni che le donne ricoprono all’interno del mercato in media risultano qualitativamente peggiori, a parità di esperienza e formazione.

Negli ultimi anni in molti paesi sono state realizzate iniziative volte a favorire una maggiore partecipazione delle donne all’interno delle società quotate e in particolar modo nei CdA. In particolare, in Italia il numero di donne presenti nei CdA è drammaticamente basso. Nel 2011 è stata varata la Legge Golfo-Mosca (la cosiddetta legge sulle “quote rosa”) che prevede che il genere meno rappresentato ottenga almeno un terzo degli amministratori eletti. Grazie a questa legge la percentuale di donne nei CdA, che era pari al 5,9% del 2008, è ora superiore al 30%. La legge prevede tuttavia l’applicazione del criterio della discriminazione positiva per 3 successivi rinnovi dei Board e avrebbe perciò una “scadenza” operativa nel 2022. Anche in vista di questo termine, a luglio 2018 Borsa Italiana ha inserito nel Codice di autodisciplina delle società quotate (la cui adesione è su base volontaria) l’invito a adottare i criteri di diversità di genere nella composizione del CdA suggerendo che almeno un terzo sia costituito da amministratori del genere meno rappresentato. Ci si aspetta dunque che, seppur in assenza di un vincolo legislativo, questo criterio rappresentativo possa rimanere in vigore come buona pratica, potenziando altresì la propria portata.

L’analisi condotta sul nostro campione di indagine di circa 300 aziende industriali rileva che la presenza di figure femminili all’interno dei CdA si attesta ad un soddisfacente 30% (dato mediano). Entrando più nello specifico, vi sono luci ed ombre. In particolare, è possibile osservare come il settore chimico registri una presenza femminile nei board pari a solo il 13%. Non fanno meglio altri settori del manifatturiero quali quello della lavorazione dei metalli che si attesta al 18,2% come valore mediano.  

Se si rivolge lo sguardo al settore finanziario i valori cambiano sensibilmente e la partecipazione del genere femminile nei CdA si attesta al 31,8% su un campione di circa 60 istituti finanziari analizzati tra banche e assicurazioni, segno di una maggiore maturità su tali tematiche.

Se si analizzano invece il numero di donne che ricoprono ruoli dirigenziali i dati registrano valori lontani dall’essere soddisfacenti: il dato mediano delle 300 società analizzate si attesta attorno 15%, valore quasi equivalente al settore finanziario in cui la mediana si attesta ad un ben poco decoroso 14,5%. Sono i settori energetici con multiutilities in prima fila dove la presenza di ruoli femminili dirigenziali si attestano ai valori più alti del campione pari al 18,8%.

Sono recenti e ormai molteplici gli studi e le ricerche che dimostrano come la parità di partecipazione al mercato del lavoro e una maggiore presenza di donne in posizioni apicali nelle aziende possa apportare benefici in termini di produttività e di performance finanziarie. In Italia il tasso di occupazione femminile è ancora arretrato rispetto alla media UE (il 55% contro il 67% UE). Questo ulteriore dato certo non agevola l’inclusione in posizioni chiave. Recenti stime della Banca d’Italia indicano che se si arrivasse al 60% di occupazione femminile, ciò si tradurrebbe in una crescita del PIL pari al 7%. Secondo una ricerca di McKinsey Global Institute la parità di accesso al mondo del lavoro produrrebbe in Italia una potenziale crescita del PIL del 15% e i progressi di maggiore impatto riguarderebbero quattro aree chiave: si colmerebbero le lacune in materia di istruzione e di gap in termini di inclusione finanziaria e digitale, si rafforzerebbero le tutele legali per le donne e si migliorerebbe l'atteggiamento verso il lavoro non retribuito (inteso come il lavoro domestico e la cura della famiglia).

Una recente ricerca condotta da Credit Suisse relativa al triennio 2013-2016 ha attestato che quanto più alta è la percentuale di donne nel top management, tanto maggiori sono gli extra-rendimenti per gli azionisti. Analizzando 27.000 senior manager di oltre 3.000 società l’indagine mostra che le società in cui le donne rappresentavano il 25% del senior management hanno sovraperformato rispetto all’indice benchmark del 2,8%, del 4,7% nelle società in cui le donne costituivano il 33% del senior management e del 10,3% nelle società in cui più del 50% dei dirigenti senior erano donne.

Le ricerche sui benefici della diversità di genere hanno rilevato che le aziende con forza lavoro e team di leadership bilanciati tra uomini e donne sono più creative, innovative e resilienti. A questo punto è indubbio che occorra urgentemente chiudere il gap. Per fare questo occorrono cambiamenti strutturali in grado di favorire lo sviluppo del talento femminile.

Serve un impegno delle aziende nella misurazione dei dati sulla diversità aziendale, occorre un rafforzamento della trasparenza di tali informazioni per poter misurare le aziende su performance di genere.

Servono obiettivi prefissati ed il monitoraggio dei medesimi. Occorrono iniziative sulla politica di remunerazione, sulle strategie di recruitment, sui meccanismi di retention, sugli avanzamenti di carriera, sulla rappresentatività di genere nei ruoli chiave.

Le aziende possono cogliere questa sfida per identificare i loro obiettivi prioritari in tema di diversità di genere. Le società hanno anche la possibilità di confrontarsi con i propri competitors (in termini di industria o mercati in cui operano) per verificare eventuali carenze e per poter intraprendere le iniziative più efficaci per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Per fare questo serve innalzare il livello di consapevolezza di tutti gli stakeholders coinvolti.

 



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Genesi ed evoluzione dei fattori ESG

09/01/2019

Genesi ed evoluzione dei fattori ESG

Cenni storici

Non è poi da molto tempo che i non addetti ai lavori sentono la parola ESG. In realtà questo termine indica un fenomeno di cui si trovano le prime tracce già nel diciassettesimo secolo se non prima. Sia le leggi ebraiche che gli insegnamenti religiosi dell'Islam, hanno mostrato un'attenzione particolare alla giustizia sociale e l’attenzione a evitare l'arricchimento derivante da liquori, pornografia e gioco d’azzardo. Testimonianze più concrete arrivano nel 1600 quando i Quaccheri si rifiutarono di trarre profitto dall'investimento dei loro risparmi se derivati dalla guerra o dalla vendita degli schiavi, in quanto pratiche incompatibili con la dottrina cristiana. Iniziò cosi a diffondersi una nuova concezione secondo la quale l'investimento non aveva più come obiettivo ultimo un mero ritorno economico ma incorporava a sé obiettivi che esulano dalla finanza classica. Mentre altri gruppi religiosi come i metodisti iniziarono a investire adottando un analogo atteggiamento, nel 1898, infatti, aprì la "The Quakers Friends Fiduciary Corporation" la quale applicò una politica di investimento basata sull'esclusione dal portafoglio delle aziende produttrici di armi, tabacco e alcolici. Contemporaneamente questa tematica si diffuse anche negli Stati Uniti accendendo un dibattito sul rapporto tra etica e finanza che portò, nel 1928, alla creazione del primo fondo d’investimento orientato in senso etico, "the Pioneer Fund". Creato a Boston da un gruppo ecclesiastico, questo fondo aveva il preciso scopo di escludere dal portafoglio i “titoli del peccato” rappresentando cosi la prima offerta pubblica di un fondo di investimento selezionato. In seguito, con la grande depressione del 1930 si è visto l’insorgere di nuovi movimenti: battaglie per i diritti dell’uomo, boicottaggi di alcune multinazionali, la crescente consapevolezza del divario tra ricchi e poveri, a tal punto che anche il mondo laico per la prima volta mostrò interesse per la destinazione del proprio denaro. Un altro passo importante venne compiuto nel 1971 quando due ministri metodisti americani, rendendosi conto che negli Stati Uniti gli investimenti più redditizi inevitabilmente erano connessi con la guerra, crearono il primo fondo comune di investimento socialmente responsabile, the Pax World Fund. Il suo portafoglio era costituito unicamente da società che non erano coinvolte nel commercio di armi, del tabacco e dell'alcol e qui la novità: per la prima volta le aziende in questione dovevano dimostrare di avere buone relazioni con i propri dipendenti e avere rispetto per l'ambiente. Lo scopo del fondo era ‘contribuire alla pace nel mondo attraverso l'investimento in compagnie che producessero beni e servizi a sostegno della vita. Nello stesso periodo per la prima volta, grazie a Ralph Nader e a un gruppo di attivisti, vennero mosse accuse all'assemblea dei soci della General Motoros, dimostrando la scarsa sicurezza di alcune automobili. Eventi come questo e incidenti catastrofici, come Bhopal 1984, Chernobilyl 1986, Exxon Valdez 1989, hanno portato gli investitori ad aprire gli occhi su tematiche non esclusivamente finanziarie. In questo contesto nacque la Shareholders Action: la strategia che “mira a coinvolgere gli investitori riguardo i criteri di responsabilità sociale adottati dalle aziende”, strumento oggi fondamentale negli investimenti sostenibili. Nell'ultimo decennio del XX secolo, ci furono altri due eventi che segnarono un definitivo cambiamento rispetto al passato: da una parte, 625 miliardi di dollari sono stati distratti da investimenti in Sudafrica a causa dell'apartheid; dall'altra abbiamo assistito a un boicottaggio delle aziende nel settore della moda per abusi ai diritti umani e per lo sfruttamento del lavoro minorile. 

 

La nascita della definizione di ESG

Solo nel XXI secolo si può ufficialmente dire che l'attenzione degli investitori si è effettivamente spostata al punto tale che anche l’UK Pensions Act ha richiesto, attraverso un emendamento, la presa in considerazione dei fattori ESG durante i processi di investimento, mentre nel 2004 la multinazionale d’abbigliamento Gap, conscia dei rischi relativi al proprio processo produttivo, ha pubblicato il primo rapporto sulla responsabilità sociale della storia. Nel gennaio 2004, l’ex segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan coinvolse più di 50 CEO delle maggiori istituzioni finanziarie, invitandoli a partecipare a un’iniziativa istituita dal UN Global Compact con l’obiettivo di "connecting the financial market to a changing world" attraverso l'integrazione delle tematiche ESG nel mercato dei capitali. Il termine ESG venne coniato ufficialmente l’anno seguente, quando Ivo Knoepfel, fondatore di onValues, pubblicò il report "Who Cares Wins" in cui si esplicava l'idea alla base dell'iniziativa di cui sopra, ovvero che "la crescente importanza dei fattori ambientali, sociali e di governance avrebbe portato a migliori decisioni d’investimento, creato un più forte e più resiliente mercato finanziario e contribuito allo sviluppo sostenibile della società". Contemporaneamente venne pubblicato il "Freshfield Report" in cui veniva presentato un quadro giuridico riferito all’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governace all’interno degli investimenti istituzionali. Freshfields Bruckhaus Deringer concluse il suo report spiegando come l'integrazione dei fattori ESG in un'analisi degli investimenti, cosi da prevedere in modo più attendibile le performance finanziarie, fosse chiaramente auspicabile e necessaria in tutte le giurisdizioni. Queste due pubblicazioni hanno costituito la base per la stesura della prima normativa che regola l’integrazione delle tematiche ESG nell’analisi e nei processi decisionali riguardanti gli investimenti: i sei Principi per l'Investimento Responsabile (PRI) del 2006. L’obiettivo dell’iniziativa PRI era quello di comprendere gli effetti delle tematiche ESG sugli investimenti e di assistere i firmatari nell’integrazione di tali aspetti nelle decisioni di investimento e nel proprio azionariato attivo. Questi principi, a base volontaria, hanno coinvolto più di 2000 firmatari provenienti da più di 50 paesi con un patrimonio complessivo pari a 80 trilioni di dollari. Negli ultimi anni, dal punto di vista normativo, è aumentata la consapevolezza dell'urgenza di accrescere l'impegno dei governi a riformare il sistema economico globale verso una maggiore sostenibilità Le due pietre miliari di questa presa di coscienza sono rappresentate da una parte, dai 17 Sustainable Development Goals dell'ONU e, dall'altra, dalla sottoscrizione agli accordi sul clima della COP21 tenutosi a Parigi da parte di 177 nazioni. Ed è in questo contesto che sono maturate le iniziative europee che stanno cambiando il quadro normativo, promuovendo una profonda riforma della finanza europea verso la sostenibilità.

 

La finanza sostenibile

Un gruppo di esperti, incaricati dall'Unione Europea, si è riunito per elaborare un piano di crescita sostenibile per l'Europa; ne è conseguito l'Action Plan: Financing Sustainable Growth, pubblicato l'8 marzo 2018.Il documento, oltre a definire il concetto di sostenibilità sia per quanto riguarda le attività che i prodotti finanziari, mette in luce tre principali obiettivi del piano d'azione sulla finanza sostenibile: l'orientamento dei capitali verso investimenti sostenibili; la gestione dei rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico, degrado ambientale, disuguaglianze sociali e consumo di risorse e il miglioramento della trasparenza delle attività economico-finanziarie. Questi obiettivi sono perseguibili attraverso dieci azioni che coinvolgono tutti, dalle aziende agli investitori, e spaziano quindi dalla integrazione dei criteri ESG nei processi di investimento alla trasparenza della rendicontazione aziendale. Inoltre, cambiamenti significativi hanno coinvolto il concetto di 'dovere fiduciario' e il settore dei fondi pensione attraverso la Direttiva IORP (2016/2341) e la Direttiva Shareholders Rights II (2017/828). La sostenibilità degli investimenti ha due implicazioni. La prima, appunto, che il rischio è inferiore se le scelte di investimento ricadono su aziende che rispettano criteri e vincoli relativi alla sostenibilità. La seconda, non meno importante, che esiste una dimensione etica, o almeno ideale, dell’investimento, nel senso che le nuove generazioni di risparmiatori sono più sensibili di quanto si ipotizzasse al rispetto di questi valori umani ed ecologici. È stato dimostrato che l'integrazione dei fattori ESG nelle decisioni di investimento porta valore aggiunto alle performance. In alcuni casi viene dimostrato che le aziende caratterizzate dalle migliori practice di corporate governance sovraperformano rispetto ai competitor. Quindi, integrare i fattori ESG nelle decisioni di investimento è importante non solo perché permette di valutare sia il rischio di breve termine che la sostenibilità di lungo termine di un dato modello di business ma anche perché l'integrazione influenza materialmente il profilo di rischio-rendimento degli investimenti. Queste idee si vanno rapidamente traducendo in una ricca offerta di prodotti e servizi che sposano la filosofia ESG, fenomeno dimostrato dalla realtà italiana in cui gli asset in gestione soggetti a “Integrazione ESG" sono aumentati del 30% rispetto alle precedenti rilevazioni del 2015. Dunque, non possiamo che augurarci un ulteriore diffusione e sviluppo dei fattori ESG nell'economia con il sostegno della legislazione internazionale.



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Sostenibilità e protezione del risparmio: Integrate supporta HDI nel lancio ‘Easy Pir’ il primo Piano Individuale di Risparmio con criteri di sostenibilità.

24/12/2018

Sostenibilità e protezione del risparmio: Integrate supporta HDI nel lancio ‘Easy Pir’ il primo Piano Individuale di Risparmio con criteri di sostenibilità.

SOSTENERE l’economia territoriale premiando le aziende più responsabili. E nello stesso tempo creare un veicolo ideale per gli investimenti dei fondi pensione. È la mission di HDI Assicurazioni che ha lanciato nei giorni scorsi Easy Pir, il primo piano individuale di risparmio a lungo termine sostenibile, caratterizzato da una strategia di investimento incentrata sulla ricerca di redditività nel medio e lungo termine e una marcata connotazione Esg (Environmental, Social, Governance). Il progetto, infatti, è stato realizzato grazie alla collaborazione di Integrate, in qualità di Esg advisor, società specializzata nell’attribuzione di rating di sostenibilità con un forte focus sulle imprese nazionali anche al di fuori del perimetro delle big cap.

EASY PIR è una polizza multiramo, con un premio che per il 25% è destinato ad una gestione separata HDI, quindi con un capitale garantito, e per il restante 75% è investito in una Unit, ovvero in un fondo interno gestito dalla compagnia. Nel paniere di investimento ci sono società solide, prevalentemente italiane, capaci nel tempo di generare utili e di essere competitive. Oltre ai benefici economici e fiscali, Easy Pir porta con sé un importante riferimento alla sostenibilità. In linea con i criteri di responsabilità sociale che contraddistinguono HDI, non solo saranno esclusi alcuni settori di investimento controversi, ma la compagnia si propone di seguire una politica di investimento orientata alla tutela dell’ambiente, privilegiando quelle società vocate all’innovazione dei processi e dei prodotti, all’efficienza energetica e all’impiego ottimale delle risorse.

«E’ ORMAI riconosciuto – spiega Andrea Cincinnati, Managing Director di Integrate – che il valore di un’azienda non possa essere misurato semplicemente dagli indicatori finanziari. Il rating Esg fornisce una misurazione delle iniziative intraprese da una società per la gestione dei fattori ambientali, sociali e di governance nello svolgimento del proprio business. I parametri di sostenibilità sono misurati tra aziende comparabili e sulla base della loro adesione agli standard internazionali sui diritti umani, sulle regole del lavoro, sul rispetto per l’ambiente e sulla lotta alla corruzione. Il punteggio di rating viene assegnato sulla base di circa 180 indicatori di sostenibilità in grado di misurare il posizionamento competitivo dell’azienda, evidenziandone punti di forza e di debolezza nella gestione dei fattori Esg».

TORNANDO a Easy Pir, Cincinnati sostiene che sia un prodotto ottimale per fondi pensione e fondi negoziali previdenziali, «non solo per il profilo rischio ma soprattutto per le caratteristiche di sostenibilità che incorpora. In particolare, Easy Pir è in linea con il prossimo recepimento nel nostro ordinamento delle direttive europee che impongono ai fondi di tenere in considerazione nelle proprie decisioni di investimento i fattori ambientali, sociali e di governance». I soggetti che possono usufruire dell’agevolazione fiscale sono persone fisiche residenti in Italia. «Il cliente che deciderà di tenere Easy Pir ininterrottamente per 5 anni – spiega Emilio Pastore, responsabile Tesoreria e Investimenti di HDI Assicurazioni – potrà evitare che le plusvalenze e i redditi percepiti mediante dividendi e cedole subiscano la tassazione ordinaria. Le minusvalenze potranno essere compensate con eventuali plusvalenze fino al quarto periodo d’imposta successivo a quello del realizzo. Altra agevolazione fiscale risiede nella detassazione dall’imposta di registro nel caso di trasferimenti mortis causa dei Pir. Pertanto, in caso di successione, l’investimento non è soggetto all’imposta sulle successioni e donazioni».

L’INVESTITORE a cui si rivolge Easy Pir ha un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, da 5 a 10 anni, ed è sensibile al tema della sostenibilità. «È dimostrato – conclude Pastore – come società con buoni profili di sostenibilità siano potenzialmente in grado di generare ritorni positivi nel medio- lungo termine a discapito di approcci di investimento di carattere maggiormente speculativo, in grado di generare ritorni solo nel breve termine con incertezze, se non rischi veri e propri, su orizzonti più lunghi. Con questo prodotto, HDI intende fare la sua parte nel favorire il credito alle aziende, nel garantire l’accesso ai capitali a quelle imprese che ne hanno bisogno per espandersi in Italia e all’estero».



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Integrate, ESG advisor, per il lancio del primo Pir sostenibile in Italia

10/12/2018

Integrate, ESG advisor, per il lancio del primo Pir sostenibile in Italia

INTEGRATE nel ruolo di ESG Advisors per HDI Assicurazioni ha collaborato al lancio del primo PIR sostenibile in Italia, Easy PIR. Ne fanno parte un campione di PMI orientate alla sostenibilità nel medio e lungo periodo. Uno strumento di sicuro interesse che fornisce nuove opportunità di valorizzazione del capitale di imprese italiane a media-bassa capitalizzazione.



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Quando mezzo grado conta. Nuovo rapporto sul clima diffuso dall' IPCC delle Nazioni Unite.

10/10/2018

Quando mezzo grado conta. Nuovo rapporto sul clima diffuso dall' IPCC delle Nazioni Unite.

L’8 ottobre 2018 è stato presentato dal Panel Intergovernamentale sui Cambiamenti climatici (IPCC) il Report speciale sul riscaldamento globale. I dati presentati qualche giorno fa nella repubblica coreana sono allarmanti. Fermare il riscaldamento globale è diventato un imperativo, attestarlo a +1.5֯ un atto dovuto. L’obiettivo posto dall’Accordo di Parigi nel 2016 che prevede un aumento delle temperature globali medie a 2֯ C non è sostenibile perché comporterebbe rischi economici e sociali non indifferenti a causa della maggiore esposizione a situazione meteo estreme, maggiore siccità e innalzamento del livello del mare.

La comunità scientifica esige una risposta immediata. L’uso del suolo, la produzione di energia, l’industria, le infrastrutture, i trasporti e le città devono cambiare il loro paradigma. Pensare a logiche di efficientamento energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 prodotta deve diventare automatico. Il cambiamento climatico sta accadendo e l’unica cosa che possiamo fare è limitarne le conseguenze sulla salute, sulla crescita economica, sulla disponibilità di risorse idriche e sulla vita.

Quello che si evince è una profonda distanza tra scienza e politica. Nonostante la consistenza delle informazioni comunicate, molti Stati scelgono ancora di adottare politiche aggressive quali il gas fracking e lo sfruttamento del suolo per la ricerca di carbone. In questo contesto, strategie di investimento ESG e  di riorientamento dei flussi di capitale verso investimenti sostenibili diventano più che mai fondamentali nella sfida al cambiamento climatico.



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La finanza sostenibile, rotta della sostenibilità al Salone della CSR e dell'innovazione sociale 2018

04/10/2018

La finanza sostenibile, rotta della sostenibilità al Salone della CSR e dell'innovazione sociale 2018

Nel mare della sostenibilità c’è solo da perdersi. Per fortuna interviene il Salone della CSR e dell’innovazione sociale a mettere un po’ di chiarezza. Una due giorni tutta all’insegna della sostenibilità e di tutte le tematiche avvertite dalla società come più urgenti. Il #CSRIS18 è comunicazione, contaminazione di idee e incontro tra realtà diverse. I temi trattati seguono sei filoni ben precisi: Innovation & Change, Diversity & Inclusion, Circular economy, Smart community e Smart city, Finanza responsabile, Processi e filiere sostenibili. A fare da regina è però il tema della finanza sostenibile. Proprio nell’ultimo anno si è sentito parlare sempre di più di questo tema e dell’esigenza di connetterlo all’economia reale, alle persone. Alla luce del DLgs. 254 del 30 dicembre 2016 e del più recente Action Plan dell’Unione Europea il mondo finanziario è diventato un player fondamentale nella transizione verso un’economia più sostenibile.

 

Integrate presente al #CSRIS18 in qualità di organizzazione ‘protagonista’ del Salone ha partecipato a due incontri. Il primo moderato da  Andrea Di Turi, giornalista e blogger, ha visto partecipi Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, Massimo Levrino, CFO del Gruppo Iren, Lorenzo Randazzo, Institutional Sales Manager di Axa IM, Isabel Reuss, Direttore senior Portfoglio Manager EU Equities, Chiara Ricci, ESG Analyst per Integrate e Marina Sabinina, Sustainable Office di Saipem.  Il secondo moderato da Elena Bonanni, caporedattore di EticaNews ha consegnato la parola a Andrea Cincinnati Cini. Co-Founder & CEO di Integrate, Francesca Colombo, Responsabile Analisi e Ricerca di Etica Sgr, Andrea Maggiani, Managing Directo di Carbonsinkn e Aldo Soldi, Direttore generale di Coopfond.

 

Il messaggio che riceviamo da queste due giornate è chiaro: l’Accordo di Parigi del 2016 prima e  l’Agenda 2030 del Nazioni Unite poi hanno stabilito dei chiari obiettivi a cui le aziende non possono non guardare quando decidono la loro strategia di business. Il loro modello deve essere sostenibile in termini ambientali, sociali e di governance, la loro rendicontazione chiara e completa e la loro visione… di lungo periodo.



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Integrate incontra il Salone della CSR e dell'innovazione sociale

24/09/2018

Integrate incontra il Salone della CSR e dell'innovazione sociale

Quando si dice ottobre, si dice inevitabilmente Salone della CSR e dell'innovazione sociale. Si tratta dell'evento più importante in Italia inerente le tematiche legate alla sostenibilità e ai suoi sviluppi più recenti.

 

Nella splendida cornice della sede dell'Università Bocconi il 2 e 3 ottobre prenderanno vita seminari, workshop e presentazioni di libri per un totale di 54 eventi. Le rotte della sostenibilità di quest'anno ci guideranno alla scoperta e all'approfondimento di temi quali l'innovazione sociale, la diversità di genere, l'inclusione, l'economia circolare, i processi e le filiere sostenibili.

 

'Last but not least' gli eventi dedicati alla sostenibilità tratteranno sotto vari aspetti il tema sempre più rilevante della 'Finanza sostenibile'.

 

Integrate, quale agenzia di rating della sostenibilità, sarà tra le organizzazioni partecipanti al CSRIS18. Il suo contributo sarà presente in 4 eventi distinti:

- Economia reale e finanza sostenibile, una collaborazione strategica. 2 ottobre alle ore 11

- Finanza sostenibile: 5 esperienze in un'ora. 2 ottobre alle ore 14

- Future IS Social Innovation. 3 ottobre alle ore 16

- La mappa della sostenibilità. 3 ottobre alle ore 17



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La rinnovata missione della Finanza Sostenibile

29/07/2018

La rinnovata missione della Finanza Sostenibile

Siamo di fronte ad una nuova era: se prima il mercato della finanza sostenibile era considerato unicamentedi nicchia per gli investitori responsabili, oggi sta vivendo una fase di espansione e accelerazione.

Per “finanza sostenibile” si intende generalmente il processo di tenere in debita considerazione, nell’adozione di decisioni di investimento, i fattori ambientali e sociali, per ottenere maggiori investimenti in attività sostenibili e di più lungo termine.

In linea con questa definizione l’obiettivo si presenta chiaro e ambizioso: sono necessari circa 180 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi all’anno per raggiungere gli obiettivi concordati dell’Agenda di Parigi 2030, “per finanziare la transizione verso un modello di low carbon economy e di sviluppo maggiormente inclusivo”.

Questo accordo che impegna a livello globale paesi e popoli ha dato vita a numerose iniziative che sono state intraprese da diversi attori finanziari per modificare e trasformare il proprio modello di business. Il messaggio, infatti, è stato colto non solo dalle imprese ma soprattutto da organi politici e banche centrali. Proprio di recente, il governatore della Bank of England, Mark Carney, ha chiesto che il sistema finanziario si adegui rapidamente, in modo fluido ed efficace alle esigenze sociali e in particolare ai problemi legati al cambiamento climatico. O ancora, la Banque de France, cha ha appena annunciato una “carta degli investimenti responsabili”, ha dichiarato di impegnarsi attivamente per penalizzare investitori che hanno portafogli investiti in aziende che “danneggiano il clima (cd attività brune)”.

In linea con questi obiettivi, la Commissione Europea, a partire dalle raccomandazioni del Gruppo di Esperti (HLEG) ha approvato un Action Plan per coniugare finanza e sostenibilità. Il Piano di Azione 2018-2019 sarà alla base delle proposte di legge della Commissione Europea a partire dal 2020.

Il Piano che ha come obiettivo primario quello di favorire il ri-orientamento dei flussi di capitali verso investimenti sostenibili, ha deciso di procedere innanzitutto con la pubblicazione di una tassonomia delle attività sostenibili in tema di lotta al cambiamento climatico, rispetto dell’ambiente e delle attività sociali, per poi estendere il suo raggio d’azione ad iniziative che regolamentino in tal senso non solo i prodotti finanziari ma anche i servizi di investimento, andando così a modificare la normativa di riferimento.

Snodo centrale, questo, da cui procedere con iniziative ulteriori: la più vicina a noi BCE ha parallelamente di recentea derito alla Rete per l'ecologizzazione del sistema finanziario (NGFS), che riunisce banche centrali e autorità di vigilanza impegnate nello sviluppo di pratiche comuni di vigilanza e macroprudenziali per far fronte ai rischi ambientali e legati al clima. Più recentemente il presidente della BCE, Mario Draghi, ha inviato una lettera in risposta alle sollecitazioni dei membri del Parlamento Europeo in tema di iniziative prese dall’organismo centrale per la lotta ai rischi climatici. Con tale iniziativa Draghi ha ribadito che la BCE supporta il Piano di Azione della UE e include nel programma di acquisto titoli (Asset Purchase Program) anche l’acquisto dei così definitigreen bond.

Il Governatore ha anche ribadito come siano “attualmente all'esame ulteriori metodi per incorporare i principi ESG nella gestione di altri portafogli di politica monetaria non denominati in euro della BCE” e come altresì, alcune banche centrali dell'Eurosistema stiano esaminando, o hanno già introdotto, come  poc’anzi ricordato, metodi per applicare investimenti responsabili ai loro portafogli di politica non monetaria.

Tali posizioni non sono fatti isolati, ma fanno parte di politiche di investimento etico e sostenibile che sono già adottate da alcuni fondi sovrani come ad esempio il fondo sovrano norvegese (NorgesBankInvestment Management).

L’accelerazione e la trasformazione sono ormai forze in atto che portano la finanza sostenibile fuori dalla sua nicchia di mercato per renderla mainstream ovvero una forza dominante di pubblico dominio ed inevitabile.

Sulla sua scia di queste azioni, ne seguono altre come il caso di Blackrock, il più grande investitore al mondo con i suoi 6 trilioni di dollari in gestione, il cui CEO ha appena annunciato di voler ritirare tutti gli investimenti dalle società che non rendicontano su fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), diventati sempre più il peso della bilancia in tema di investimenti responsabili.

A queste azioni si uniscono, poi, le iniziative degli attivisti e delle agenzie di proxy voting che non si limitano più a raccogliere dividendi dai propri investimenti, bensì a richiedere risposte sulle strategie aziendali in materia di sostenibilità, sulla posizione etica e responsabile, anche se ciò comporta talvolta la necessità di dover vendere interi rami aziendali o società partecipate da Gruppi industriali. Ultimo fra tutti, il caso di Nordea Asset Management che ha ceduto tutte le azioni detenute in Facebook a seguito dello scandalo su Cambridge Analytica.

I cambiamenti climatici e le questioni etiche hanno di fatto innalzato gli standard morali del capitalismo finanziario.

L’Unione Europea e tutti gli altri attori sopracitatihanno ben compreso il ruolo della finanza nel realizzare il disegno complessivo della sostenibilità nel prossimo decennio: le questioni sociali e ambientali devono pertanto guidare decisioni e progetti economici con l’obiettivo di una pianificazione sociale impegnata.

Una bussola in tale scenario può essere fornita dai Sustainable Development Goals (o SDGs) delle UN. Per ciascuno degli SDGs si possono riscontrare enormi opportunità per la finanza sostenibile.

Le stesse aziende di qualsiasi dimensione o scala possono liberare il valore contenuto in ogni SDG e cambiare il corso della loro crescita e il futuro del nostro mondo. Un modo fondamentale in cui le aziende influenzano il cambiamento è lavorare insieme per affrontare problemi su larga scala che richiedono capacità diverse. In tal senso la finanza sostenibile deve fare da volano all’economia reale, così come nel progetto declinato dalla UE per il prossimo biennio.

Nel quadro descritto anche il mondo accademico non può essere da meno. Esso ha una grossa responsabilità: quella di formare i dirigenti di domani con una rinnovata consapevolezza circa gli impatti economici e socialidelle loro strategie d’impresa sulle comunità.

La finanza deve continuare ad essere connessa all’economia reale e al perseguimento di obiettivi di benessere diffuso. Il mondo accademico in questo ha il potere di trasformare gli eventi nel ridefinire la sua missione sociale, rispondendo al Piano d’Azione UE mediante corsi che rispondono alle esigenze delle imprese ma soprattutto della collettività.



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Start up in primo piano: Rossella Sobrero intervista Integrate

28/06/2018

Start up in primo piano: Rossella Sobrero intervista Integrate

tratto da "CSR e dintorni. Un blog di Rossella Sobrero"

 

L’ospite di questa settimana del mio blog è Andrea Cincinnati,Co-Founder e CEO di Integrate, una realtà nata a Milano nel novembre 2017.

 

R: Ciao Andrea e benvenuto sul mio blog. Da chi è nata l’idea di creare Integrate?

A: Ciao Rossella, l’idea di Integrate nasce da un mio interesse personale per l’etica e la sostenibilità maturato nel corso degli ultimi anni delmiopercorso professionale e dal coinvolgimento degli altri soci fondatori che pur avendo competenze diverse hanno subito creduto nell’iniziativa investendoci tempo e risorse con entusiasmo. Il connubio tra analisi di sostenibilità e tecnologie informatiche di analisi big data ci hanno poi consentito di acquisire lo status di start up innovativa.

 

R: Cosa è un rating ESG? Sul vostro sito vi definite l’unica realtà italiana attiva nel rating di sostenibilità: ci spieghi meglio?

A: Un rating ESG vuole essere un metodo di misurazione della capacità di un’impresa di gestire i fattori ambientali, sociali e di governance nello svolgimento del proprio business. Questi tre fattori vanno visti in un’ottica integrata e non soltanto separata. Il rating oltre ad esprimere un giudizio, restituisce all’azienda indicazioni utili sul proprio posizionamento competitivo rispetto ad altre imprese comparabili. Va quindi letto non come un mero giudizio a sé stante, bensì come uno strumento per potersi misurare rispetto agli altri e possibilmente incentivare le aziende a raggiungere le migliori pratiche di mercato in tema di sostenibilità.

Siamo l’unica realtà italiana poiché al momento siamo gli unici a porci in competizione con grandi operatori internazionali che operano in Italia, sfruttando le proprie dimensioni globali e economie di scala. Pensiamo tuttavia rispetto a loro di avere un vantaggio competitivo in termini di conoscenza del mercato italiano e del modo di fare impresa in questo paese. Ulteriore differenza rispetto ad altre agenzie di rating internazionali consiste nella nostra scelta di voler misurare l’informativa non finanziaria approvata dai board e resa pubblica dalle società nelle Dichiarazioni Non Finanziarie o nei bilanci di sostenibilità e talvolta nei bilanci integrati. In tal modo riduciamo gli oneri di tempi e risorse dedicati dall’azienda che si sottopone al rating di sostenibilità, agevolando così il processo in maniera efficiente e del tutto trasparente.

 

R: Come è composto il vostro team?

A: Il nostro gruppo è composto da 12 persone incluso il sottoscritto. Il cuore dell’attività è condotto dal team di analisti ESG tutti dotati di un solido percorso di studi in tema di sostenibilità. Abbiamo laureati in Bocconi, Ca’Foscari, Università di Trieste, Cattolica, tutti con esperienze eterogenee all’estero, ma accomunati dalla passione condivisa per l’analisi delle pratiche di sostenibilità. Mi preme sottolineare che la quasi totalità di collaboratori di Integrate proviene dalla rete dei CSR Nativesche ritengo essere una preziosa realtà a cui rivolgersi da parte di tutti coloro che sono alla ricerca di professionalità in tema di sostenibilità. Grazie al network coordinato da Koinètica, siamo riusciti a inserire in organico in maniera molto efficiente giovani con professionalità e competenze di assoluto valore e di questo ne siamo fieri. Per realtà innovative come la nostra, avere un team giovane, appassionato di sostenibilità con stimoli importanti è assolutamente vitale e ci aiuta a fare meglio il nostro lavoro e a crescere nella ricerca. A proposito di innovazione, completano la struttura tre informatici coordinati da un socio esperto in tecnologia di analisi semantica, analisi big data e intelligenza artificiale. Alcuni dei modelli di analisi che stiamo sviluppando incorporano questo tipo di tecnologia.

 

R: Anche nel mondo degli investimenti la sostenibilità è sempre più importante. Come vedi il futuro della finanzasostenibile e quali sono i vostri programmi?

A: Vedo un futuro estremamente positivo per tutto ciò che riguarda la finanza sostenibile tesa a perseguire iSustainableDevelopment Goals delle Nazioni Unite. In questo siamo agli inizi ma alle porte di un cambiamento radicaleper il futuro.

Un report della Commissione per il Business e lo Sviluppo Sostenibile ha stimato che il perseguimento degli obiettivi degli SDG sarebbe in grado di favorire 12 trilioni di dollari di nuove opportunità di business e 380 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. E’ ormai chiaro come gli investitori e gli operatori della finanza sostenibile possano giocare un ruolo cruciale nel canalizzare capitali privati verso progetti di investimento allineati con i principi SDG delle UN a beneficio dell’economia reale.La stessa iniziativa PRI delle UN ha incluso gli SDGs nei propri obiettivi dei prossimi 10 anni al fine di convogliare i flussi di investimento degli investitori responsabili verso strumenti di finanza in grado di contribuire al benessere di tutti. Ulteriori iniziative sono previste per includere gli SDG nel PRI Reporting Framework degli investimenti responsabili.

Non solo l’approccio comportamentale di tutti noi consumatori e risparmiatori, ma anche quello dei grandi e piccoli investitori è destinato a mutare e sta cambiando sotto i nostri stessi occhi. Questo cambiamento è finalmente favorito anche dal mutato atteggiamento del legislatore europeo che con l’approvazione dell’Action Plan sulla finanza sostenibile nello scorso marzo, ha deciso di prendere iniziative concrete con una serrata agenda da qui al 2019.

Con questa entrata in campo molte cose saranno destinate a cambiare e a prendere impulso, e sto pensando in particolar modo a iniziative che il legislatore avvierà suimpianti regolamentariestremamente importanti quali la MIFID 2 e la IDD che saranno emendate per garantire che le preferenze in materia di sostenibilità siano tenute in considerazione nella valutazione dell’adeguatezza sulle decisioni di investimento.

L’Esecutivo UE valuterà inoltre la possibilità di adottare requisiti patrimoniali che riflettano il rischio delle attività sostenibili detenute da banche e imprese di assicurazione con conseguenti impatti legislativi sulle Direttive Europee in tema di capital requirements.Non sono poi da escludere misure di agevolazione fiscale per investimenti di tipo sostenibile.

Se si vogliono centrare gli obiettivi degli Accordi di Parigi 2030 occorre ingaggiare la finanza sostenibile come leva principale per trasmettere a cittadini e imprese del mondo reale un nuovo modo di fare impresa, più attento all’ambiente e basato su un modello di sviluppo condiviso.

Questo la UE lo ha ben compreso e lo ha messo nei propri piani futuri.



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Più di due secoli per colmare il gender gap nel mondo?

01/06/2018

Più di due secoli per colmare il gender gap nel mondo?

Il report Global Gender Gap 2017 pubblicato dal World Economic Forum (WEF) ha evidenziato un panorama allarmante per quanto attiene il divario di genere nel mondo del lavoro soprattutto per quello che riguarda il rapporto di retribuzione tra donne e uomini. Nonostante dal mondo accademico sempre più donne risultano qualificate e risultano aver raggiunto un alto livello di istruzione, l’industria sembra non essere pronta ad assumerle o una volta assunte a promuovere una loro crescita professionale e personale. L’analisi di 144 paesi ha mostrato un divario di genere in aumento: all’attuale tasso di progresso si stima che saranno necessari 217 anni per colmarlo. Davanti al nord America, l’Europa occidentale registra un gender gap pari al 25 %, mentre l’Europa orientale e l’Asia centrale riportano valori vicino al 29%. Sotto una prospettiva più europea lo studio di Integrate, basato sulle dichiarazioni non finanziarie 2016 di circa 100 società industriali e 43 società provenienti dal settore bancario e assicurativo, evidenzia una mediana del rapporto tra il salario minimo e massimo tra uomini e donne un valore che si attesta al 94%. Parallelamente, il valore si abbassa quando ci si riferisce al settore bancario, aggirandosi intorno al 89%. Coscienti di questi dati, diversi paesi europei e non stanno cercando di colmare questo gap attraverso politiche pubbliche ad hoc. Classificata tra i migliori paesi in tema di genere dal WEF, l’Islanda è il primo paese a rendere illegale pagare di più un uomo rispetto ad una donna. L’Islanda che conta una popolazione di poco più di 323 mila persone mira ad eliminare il divario salariale presente entro il 2020. Contribuire ad accelerare l’inclusione di genere è diventato obiettivo di governi e di molte aziende virtuose che attraverso strategie di responsabilità sociale di impresa promuovono i principi di CSR declinandoli al tema di genere. Laddove l’impresa è sostenibile, si genera un ambiente capace di valorizzare la componente femminile e diminuire notevolmente discriminazioni di carriera e di ruolo in azienda. Diverse ricerche dimostrano che le donne per riuscire a raggiungere posizioni apicali devono raggiungere un vero e proprio percorso ad ostacoli, per non parlare poi della loro presenza nei consigli di amministrazione: solo il 9% dei CEO in tutto il mondo sono donne. Abituati ad un pensiero lineare dell’evoluzione, si sta vivendo ora un momento in cui i cambiamenti sono esponenziali, ‘disruptive’ direbbero alcuni. Il modello culturale specificamente connesso al gender, al contrario, risulta però essere più lento e graduale. Tuttavia, affinché questo processo acceleri bisogna lavorare su più fronti: economico, politico, lavorativo e sociale dove tutti gli attori diventano protagonisti di questo cambiamento, uomini inclusi.



Team

Il team di Integrate mette a disposizione del cliente le sue competenze multidisciplinari per supportarlo nella valutazione a 360° della performance ambientale, sociale e di governance




Valerio Momoni Ombra Valerio Momoni
Presidente del CdA
Fabrizio Negri Ombra Fabrizio Negri
Amministratore Delegato
Francesca Perulli Ombra Francesca Perulli
Consigliere
Pietro Masera Ombra Pietro Masera
Consigliere
Alessandro Geraldi Ombra Alessandro Geraldi
Consigliere
Andrea Cincinnati Cini Ombra Andrea Cincinnati Cini
Responsabile delle Soluzioni ESG

Equity Partner



Società specializzata nell’analisi di big data (data governance e data monetisation) e nell’utilizzo di tecnologie semantiche e di machine learning (cognitive RPA, prevenzione frodi e comportamenti anomali, sviluppo di interfacce intelligenti a supporto dei processi).


Società attiva nell’assistenza per la realizzazione di operazioni di equity/debt issuance, fund raising, leverage buy-out, sviluppo e analisi di business plan. La società ha inoltre un track record di assistenza nei processi di internazionalizzazione delle imprese e in operazioni di project financing (green fields).
It always seems impossible until it’s done.
Nelson Mandela
Valerio Momoni
Valerio Momoni
Presidente del CdA

Nato a Roma nel 1977, ha conseguito la laurea in Economia Aziendale presso la L.U.I.S.S. Guido Carli di Roma, ha conseguito un MBA alla Columbia Business School di New York.

Prima di fare il suo ingresso in Cerved Group, ha lavorato dal 2003 in McKinsey in qualità di manager, seguendo progetti strategici per società di primaria importanza in differenti settori e geografie.

Dal 2001 al 2003 ha maturato una significativa esperienza nel settore dell’asset management in qualità senior analyst in Deloitte Consulting con focus sul mondo hedge funds.

Nel settembre 2011 ricopre la carica di Direttore Corporate Development in Cerved Group e da Luglio 2013 è Marketing, Product & Business Development Director.

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Fabrizio Negri
Fabrizio Negri
Amministratore Delegato

Fabrizio Negri è Amministratore Delegato di Cerved Rating Agency dal dicembre 2019.

Entrato in Cerved Rating Agency come Head of Business Development nell’ottobre del 2014, Fabrizio guida lo sviluppo commerciale dell’agenzia per poi ideare, strutturare e lanciare per Cerved Group, in qualità di Head of Digital Lending, la piattaforma fintech denominata Cerved Money&GO.

Fabrizio vanta una esperienza ventennale nel Capital Markets avendo assunto responsabilità manageriali in Italia e all’estero sia in ambito di finanza strutturata che di private equity.

In particolare, Fabrizio ha ricoperto il ruolo di Head of Securitisation / Structured Bonds Southern Europe / North Africa per HSBC dal 2005 al 2012 e di Securitisation Director per Crédit Agricole Corporate & Investment Bank dal 2001 al 2005. Nel corso della propria esperienza professionale, Fabrizio ha lavorato anche per Unicredit, Intesa Sanpaolo, Whysol Investments e KraftHeinz.

Fabrizio ha conseguito una laurea in Economia Aziendale presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano e ha collaborato a diverso titolo con la Commissione Europea, il Governo Italiano e la Banca d’Italia per la definizione del contesto regolamentare di Covered Bond e Project Bond.

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Francesca Perulli
Francesca Perulli
Consigliere

Ha conseguito la laurea in Economia Aziendale presso l'Università Bocconi di Milano nel 1989. Dal 1992 è Dottore Commercialista e Revisore dei Conti.

La sua carriera professionale inizia come revisore dei conti presso PricewaterhouseCoopers S.p.A., dove dal 1999 si occupa di Transaction Services fino a ricoprire il ruolo di Senior Manager.

Nel 2003 entra in Lince S.p.A. assumendo la carica di Direttore Amministrazione, Finanza e Controllo.

In seguito all’ingresso della società in Cerved Group S.p.A. nel 2009, assume il ruolo di Head of Control & Administration.

E' Dirigente Preposto di Cerved Group S.p.A. da aprile 2019, nonché Membro del Consiglio di Amministrazione di diverse società controllate del Gruppo.

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Pietro Masera
Pietro Masera
Consigliere

Nato a Milano il 17 Novembre 1968, ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Università Degli Studi di Bergamo.

Inizia il suo percorso professionale nel 1994 presso Union Bank of Switzerland a Zurigo nella divisione Corporate Banking, per poi proseguire nella divisione Mergers & Acquisitions a Londra.

Nel 1998 passa a BT Wolfensohn che viene incorporata in Deutsche Bank, dove prosegue la carriera nell’area Mergers and Acquisitions.

Nel 2001 rientra a Milano ed entra nel settore del private equity presso CVC Capital Partners nell’ufficio di Milano.

Nel gennaio del 2014 entra a far parte del Gruppo Cerved come Corporate Development & Investor Relations Director.

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Alessandro Geraldi
Alessandro Geraldi
Consigliere

Alessandro Geraldi è in Cerved dal 2017 e da Ottobre 2019 ricopre l'incarico di Managing Director of Business Unit Growth.

Precedentemente è stato Partner di Bain & Company, dove ha lavorato per 10 anni e ha avuto modo di assistere primarie istituzioni italiane ed estere operanti nel settore dei servizi finanziari per progetti di strategia, riorganizzazione, M&A, performance improvement, innovazione e digitalizzazione

Ha lavorato per Banca di Roma (oggi Unicredit) dal 2002 al 2007, dove ha avuto la responsabilità dei progetti innovativi in ambito Retail. Ha iniziato la carriera in Accenture nella divisione consulenza strategica e precedentemente in BGP management consulting.

Ha conseguito nel 1999 una laurea con lode in Economia e Commercio alla Università Bocconi di Milano.

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Andrea Cincinnati Cini
Andrea Cincinnati Cini
Responsabile delle Soluzioni ESG

Esperto di validazione e back-testing di modelli di rating creditizio. Senior Advisor per la Sustainability Practice di una big four. Ha sviluppato nei recenti anni solide competenze di analisi ESG, ideando e sviluppando una metrica di rating ESG per l’integrazione dell’analisi ESG nei processi di investimento tradizionali. Esperienza ventennale in corporate finance, nei modelli di risk management e nella vigilanza regolamentare sui mercati finanziari.

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If someday they say of me that in my work I have contributed something to the welfare and happiness of my fellow man, I shall be satisfied.
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